Un documento sospetto

Pubblicato il da Mauro Goretti

Dopo la morte di Ludovico il Bavaro, nel 1347, Ockham riallacciò i contatti con il papato, esprimendo il desiderio di trascorrere l'ultimo periodo della sua vita nell'Ordine Francescano, lontano dagli occhi delle lotte politiche a cui aveva assistito negli anni di soggiorno a Monaco.

Secondo alcuni storici, nel 1349, il filosofo abiurò anche le sue scelte filo-imperiali per ottenere dal nuovo pontefice, Clemente VI, la cancellazione delle numerose pene canoniche che gli erano state comminate. Lo dimostrerebbe un documento datato 10 giugno 1349, la cui autenticità è però molto dubbia. Il pensiero politico di Ockham non fa il frutto di un'illuminazione estemporanea, ma di un approdo coerente che traeva spunto dalle sue considerazioni giovanili sulla logica e sul problema gnoseologico.

La separazione netta di competenze tra papato e impero appariva come una specie di corollario delle sue idee sulla conoscenza e sul rapporto fra fede e ragione: solo la filosofia poteva spiegare la realtà, al contrario della teologia, confinata nel ristretto ambito di una “disciplina pratica”, che forniva risposte solo in presenza di un atto di fede. Si assisteva, perciò, a un vero e proprio “divorzio” tra filosofia e teologia, dopo una lunga “luna di miele”, per usare la celebre espressione dello storico francese Ètiene Gilson.

Il fondamento della Scolastica ne risultò demolito: la sua giustificazione logica alle verità religiose, attraverso la fusione tra pensiero greco-ellenistico e rivelazione cristiana, risultava non più sostenibile.

In realtà, un altro Francescano, Giovanni Duns Scoto, aveva già assestato un primo colpo all'impianto teorico del principale movimento filosofico del Medioevo mettendo a nudo la teologia e la sua impossibilità a spiegare la natura umana.

La parola d'ordine di Ockham era “ricorrere all'esperienza”, senza la quale nessuna forma conoscitiva si mostrava praticabile. Qualsiasi oggetto poteva dirsi reale solo se percepibile in modo del tutto certo, sulla scia di quanto affermato nel XIII secolo da Ruggero Bacone: “Il ragionamento non prova nulla; tutto dipende dall'esperienza”. Solo la conoscenza intuitiva è in grado di accertare con la massima precisione se una cosa esiste o meno, indipendentemente da qualsiasi concetto astratto.

L'operazione di taglio quindi, degli elementi superflui nell'analisi della realtà assunse il curioso nome di “rasoio di Ockham”, proprio per indicare la precisione e la nettezza con cui il procedimento veniva effettuato. L'intelletto umano eliminava così tutte le astrazioni illusorie che avevano caratterizzato la filosofia cristiana del Medioevo.

Ludovico il Bavaro

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