Nerone e l'incendio acceso dall'odio

Pubblicato il da Mauro Goretti

Nell'estate del 64 d.C. Un terribile incendio divampò nei quartieri più popolosi di Roma. Durò diversi giorni e devastò gran parte della città, come se si fosse verificata un'invasione nemica. La zona più colpita fu quella che oggi corrisponde ai dintorni del Colosseo.

L'incendio scoppiò in una notte di luglio nell'area del Circo Massimo più prossima ai colli Palatino e Celio. Le fiamme si propagarono in modo violento, dal momento che questa zona di Roma era formata da una rete di viuzze e case addossate.

Lo storico Tacito (55-120), cinquant'anni dopo, descrive in modo molto realistico come quel luogo divenne una trappola mortale per i suoi abitanti, data la rapidità con cui il fuoco avanzava. In poco tempo, a causa del vento, le fiamme avvolsero il Circo Massimo e si estesero nelle zone pianeggianti per poi salire per gli irregolari quartieri della città, mentre la popolazione fuggiva disperata. Le strade erano bloccate dal parapiglia generale; mentre alcuni correvano per salvarsi, altri sapevano di essere vicini a una morte certa. Come accade spesso nelle sciagure collettive, fra tanta disperazione non mancò chi ne approfittò per rapinare e bruciare altri luoghi con l'aiuto di torce. Dopo sei interminabili giorni di devastazione, distruggendo diversi edifici si riuscì a creare l'equilibrio, una zona vuota che fungesse da spartifuoco.

Ma quale fu la reale responsabilità di Nerone in questo evento? Sappiamo che, il giorno dopo lo scoppio del primo incendio, l'imperatore rientrò dalla sua villa di campagna di Anzio, quando le fiamme avevano già raggiunto i palazzi di sua proprietà, che quindi non rimasero indenni dalla furia devastatrice del fuoco.

È a questo punto che, secondo quanto racconta Tacito, corse voce che Nerone aveva avuto l'idea di salire su un palcoscenico allestito nella sua residenza per cantare la distruzione di Troia, conquistata dagli Achei e poi data alle fiamme, come se la mitica e remota storia narrata dai grandi poeti trovasse proprio in quel momento così tragico la cornice ideale per essere ricordata. In realtà, non vi è prova del fatto che l'imperatore avesse commesso un gesto così stravagante. Senza entrare nel merito della veridicità dell'aneddoto che la maggior parte degli storici moderni reputa una leggenda è certo che Nerone aveva già dato prova del suo carattere eccentrico tanto che la storia del suo canto di fronte alle fiamme che stavano bruciando Roma doveva apparire quantomeno credibile ai suoi contemporanei.

Nerone Imperatore1 Incendio de Troya (Galleria Nazionale, Roma) | Source www. pintura.

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