La povertà del Cristo

Pubblicato il da Mauro Goretti

La contrapposizione con il papa si acuì ancora di più, in seguito all'incontro di Ockham con un altro Francescano in odore di eresia che era stato convocato ad Avignone: Michele da Cesena, ministro generale dell'Ordine dei Frati Minori dal 1316.

Quest'ultimo era finito nel mirino della repressione papale in seguito alla redazione del cosiddetto “manifesto di Perugia” del 1322, con il quale il capitolo francescano intendeva riaffermare la verità storica circa la povertà di Cristo e degli Apostoli. Lo stesso proclama apparve due anni più tardi tra i punti “dell'appello di Sanchsenhausen”, ispirato dallo stesso Michele da Cesena, e sottoscritto anche dall'imperatore Ludovico il Bavaro, da tempo in conflitto con il pontefice.

Ad Avignone i due accusati, discutendo tra loro, rafforzarono le proprie convinzioni antipapiste, incuranti del pericolo che stavano correndo. Ockham le espresse violentemente ancora nel 1334, criticando le costituzioni con cui Giovanni XXII si era scagliato contro il concetto di “povertà francescana”: in una lettera indirizzata al capitolo generale di Assisi, il filosofo osservò che le tesi del pontefice erano “eretiche” e le riteneva pericolose perché “diffamavano la retta fede, erano contrarie ai buoni costumi, alla ragione naturale degli uomini, all'esperienza e alla carità fraterna”. Il papa, al contrario, riteneva un sacrilegio l'attrazione per la vita umile da parte degli Ordini Mendicanti, sopratutto dei Francescani. Non tollerava che i monaci descrivessero Gesù e i suoi discepoli come indigenti, controbattendo, per esempio, con la tesi che “Cristo teneva del denaro di cui era proprietario nella sua borsa”.

Lo stesso ordine dei Frati Minori, secondo il papa, faceva uso di vesti e si procurava pietanze, entrando in possesso di beni consumabili che valevano come un atto di proprietà. Ockham replicò, facendo notare al pontefice che l'uso di un indumento o di un oggetto non implicava sempre la titolarità sullo stesso: “Vediamo ladri e delinquenti -scrisse- utilizzare beni altrui senza detenerne il possesso”.

Ma perché Giovanni XXII cercava di screditare l'aspirazione francescana alla povertà? Forse per rivalutare l'immagine di una Chiesa che, a imitazione di un grande impero, non disdegnava di circondarsi di lussi e denari?

La Povertà

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