Nel regno Cybo Malaspina

Pubblicato il da Mauro Goretti

Estremo lembo nordoccidentale della Toscana, Massa e Carrara erano state a lungo contese non solo dai Lucchesi e dai Pisani, ma anche dal Comune di Firenze e dal duca di Milano che dal 1430 al 1437 ne resse la signoria.

Dopo la sconfitta del Visconti, i Fiorentini preferirono favorire la cessione ai Malaspina, marchesi di Fosdinovo, che prima ottennero la signoria della sola Massa, insediandosi nella massiccia rocca medioevale; poi, nel 1445, acquisirono anche Carrara, stretto fra il mare e le vette Apuane, che, sfruttando la sua posizione defilata, riuscì a sopravvivere al processo di unificazione regionale posto in essere da Cosimo I.

Ai Malaspina di Fosdinovo successero nel 1553 i Cybo Malaspina, con Alberico I, detto il Grande, insediatosi nel vecchio Castello di Carrara ristrutturato in stile rinascimentale e adibito oggi a sede dell'Accademia di Belle Arti. E il principato conservò la sua indipendenza fin quando, col matrimonio di Maria Teresa Cybo con Ercole III d'Este, duca di Modena, lo Stato passò agli Estensi, di cui avrebbe seguito le sorti – fra tempesta napoleonica e Restaurazione – fino all'annessione al Regno d'Italia.

Povero di risorse agricole, il principato doveva la sua sopravvivenza, più che alle tipiche colture della vite e dell'olivo, allo sfruttamento dei marmi delle Apuane che con le loro splendide varietà – dall'immacolato “statuario” al verdiglio “cipollino”, dal “giallognolo “paonazzo” al variopinto “bardiglio” - sono ancor oggi apprezzati in tutto il mondo.

Col Rinascimento, il vero e proprio boom delle sculture e degli edifici monumentali favorì il decollo delle cave e Carrara assunse il ruolo di grande centro di smistamento dei marmi non solo verso le grandi città italiane da Venezia a Genova, da Napoli a Roma ma dall'intera Europa.

E ancora di più fece la civiltà del Barocco, che moltiplicò la richiesta dei materiali pregiati da costruzione. Anche i sistemi di escavazione dei marmi e di organizzazione del lavoro si fecero più complessi. Per far fronte alla domanda, e anche alla concorrenza dei marmi granducali di Saravezza, Alberico I esautorò il ruolo dell'antica corporazione di artigiani locali la cosiddetta “ Ars marmoris” instaurando un monopolio che si avvalse di capitali stranieri: prima genovesi, più tardi addirittura olandesi.

Interno del palazzoScultura raffigurante il principe Malaspina

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